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VETERINARIA  ›  ANIMALI DOMESTICI

CANI DA RICERCA E DA SOCCORSO, IN SUPERFICIE

Le unitā cinofile di localizzazione delle persone sepolte da macerie, da valanghe o disperse

 

Continuano gli approfondimenti di MilanoSanità in merito alle attività “utili” che svolgono i cani in favore degli uomini.
Michele Allegro, presidente del gruppo 'L’Argine', ci descrive in cosa consiste la preparazione delle unità cinofile da soccorso, impegnate nella ricerca in superficie.

Dott. Allegro, in cosa consiste l’attività di ricerca in superficie con i cani?

"L'attività di ricerca, secondo i più recenti protocolli adottati dalla maggioranza delle unità cinofile, prevede la bonifica di aree ben precise e assegnate dal responsabile della ricerca, il quale, raccolte le necessarie informazioni e fatta una valutazione dell'area da un punto di vista morfologico, determina i settori che saranno perlustrati dalle unità cinofile.
Quindi le UU.CC. raggiungono la zona loro assegnata, verificano la direzione del vento ove possibile e determinano il punto da cui iniziare le ricerche. Dopo aver dato il segnale d’inizio, il cane, con dei zig-zag, bonifica l'area e, se all'interno della stessa individua una persona, la segnala di norma con l'abbaio. Tale strategia d’intervento permette di iniziare la ricerca anche in assenza dell’indumento appartenuto al disperso. Statisticamente, si è osservato che la presenza dell'indumento o la possibilità di recuperarlo in tempi ragionevolmente brevi è ancora molto bassa. Le zone, quando intervengono le UU.CC., spesso sono state inquinate dal passaggio di altre persone impegnate nella ricerca e, in questo caso, la ricerca con un cane addestrato secondo la 'tecnica Whitney' (il cane, dopo aver annusato un indumento della persona da ricercare, dovrà individuarlo su qualunque tipo di terreno), incontrerebbe delle difficoltà incrementando il tempo per concludere la sua ricerca. Tuttavia sono ancora presenti gruppi/associazioni di volontari che formano unità cinofile che utilizzano il 'metodo Whitney' ritenendo che in determinate circostanze sia più proficua tale metodologia. Va comunque rilevato che la linea di pensiero prevalente è quella che ritiene più idoneo il metodo 'c.d. da scovo', che peraltro permette l'impiego contestuale di più unità cinofile su aree diverse."

Quali sono le unità cinofile titolate a svolgere questa attività?

"Purtroppo, allo stato attuale non vi è un protocollo ufficiale. Gli stessi professionisti (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Soccorso Alpino, ecc…), adottano criteri diversi per ritenere la propria U.C. operativa. Tuttavia, l'E.N.C.I. ha reso disponibile un protocollo con esame finale per rendere operative le UU.CC. da soccorso. Molte associazioni di volontariato si affidano a questo esame; di contro, vi sono alcune associazioni, anche a livello nazionale e regionale, che preferiscono sottoporre le proprie UU.CC. ad una valutazione interna. Il 'gruppo cinofilo l'Argine', che presiedo e seguo dal punto di vista formativo, ha scelto di sottoporre le proprie UU.CC. ad un giudizio terzo, quindi le nostre UU.CC. sono operative solo se superano l'esame di operatività E.N.C.I."

Quale percorso di formazione deve compiere un cane per conseguire un brevetto in questa specialità?

"Il protocollo adottato da 'L'Argine' per le UU.CC. prevede un primo corso propedeutico
A metà percorso, acquisite le competenze necessarie, s’introducono i primi segnali per ottenere dal cane dei comportamenti 'base' (alla formazione dell'unità cinofila da soccorso, col quale si costruisce il necessario affiatamento, la corretta comunicazione uomo-cane - spesso fonte di gravi incomprensioni che conducono ad importanti errori, quasi sempre imputati al cane, pregiudicando il giudizio di quell’unità cinofila - esempio: seduto, terra, condotta con e senza guinzaglio). Al termine del predetto corso è fatta una valutazione interna sui risultati raggiunti e, se il conduttore è ancora motivato a proseguire nella formazione, viene avviato al corso di perfezionamento per U.C. da soccorso per conseguire alla fine il brevetto di operatività ENCI. Il corso formativo avrà l’obiettivo di far acquisire le conoscenze e le competenze per superare gli esercizi e la tipologia di ricerca che sono riportati nel protocollo d'esame E.N.C.I., ma soprattutto l’U.C., con simulazioni molto vicine alla realtà, viene preparata ad affrontare l’intervento reale."

Ci sono della razze più portate per la ricerca?

"Istintivamente sarei portato a dire di no, ma professionalmente è opportuno valutare il tipo di attività che il cane dovrà svolgere. Sarà opportuno fare delle considerazioni sulla struttura fisica e sull'aspetto comportamentale/caratteriale del cane. Ovviamente, per il soccorso in acqua è necessario indirizzare la propria scelta su cani che amino entrare in acqua e con una struttura e forza fisica che gli permettano di trascinare a nuoto una persona o altri oggetti (esempio natanti di piccole dimensioni). Analoga valutazione dovrà essere fatta per il cane impiegato nella ricerca di persone sepolte da macerie. In questo caso sarà necessario considerare, in modo particolare, la tempra e la struttura fisica del cane. L’animale non dovrà essere particolarmente pesante dal momento che gli sarà chiesto di salire su strutture e manufatti la cui staticità è precaria e l'eccessivo peso potrebbe pregiudicare l'incolumità del cane e non solo. Pertanto sono preferibili cani di taglia medio/piccola, soggetti che saranno in grado di infilarsi anche in cunicoli di diametro relativamente piccolo. Sotto l’aspetto caratteriale, è opportuno prendere in considerazione soggetti con tempra medio/alta e di carattere forte."

Com’è l’atteggiamento del cane alla fine di una giornata di ricerca?

"Va premesso che un cane da ricerca difficilmente riesce a lavorare con precisione e concentrazione per tempi lunghi, anche se tutto dipende dal soggetto, dal tipo di addestramento, dall'area in cui è impiegato e da altri dettagli che si evidenziano nel corso dell’intervento. Sarà il conduttore a decidere quando terminare l’attività di ricerca e ciò in relazione ai comportamenti che il cane esibisce. Dall’atteggiamento del cane è possibile comprendere il livello di concentrazione, la soglia di motivazione e la stanchezza fisica sopravvenuta. Il conduttore, letti i comportamenti  sopra indicati (es. il continuo scrollarsi, il distrarsi con stimoli esterni anche se non salienti, ecc...), terminerà la sua ricerca comunicando l'esito e l'area perlustrata al responsabile della ricerca, il quale, se necessario, invierà una seconda U.C. per un’ulteriore verifica. In poche parole, non vi è un atteggiamento specifico ma sono un’associazione di comportamenti che devono indurre il conduttore a terminare l'attività in atto. Il denominatore comune è lo stato motivazionale (arousal) del cane che, dopo l'attività di ricerca (attività olfattiva), è cambiato, ovvero è scemato, rendendo il cane poco ricettivo e concentrato sulla ricerca."

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Autore: Elena Rimessi
08/01/2010 - 11.11.00
 
Cani da ricerca e da soccorso, in superficie
FOTO: Cani da ricerca e da soccorso, in superficie
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