LEISHMANIOSI: UNA MALATTIA IN AUMENTO SIA NELL'UOMO CHE NEI CANI
Il focus di Milanosanitā con l'aiuto della prof.ssa Paola Scarpa dell'Universitā degli Studi di Milano
Cresce l’allarme leishmaniosi in tutta Italia. La malattia parassitaria causata dal protozoo Leishmania infantum e' infatti in rapido e costante aumento su tutto il territorio nazionale sia nell'uomo che nel cane. Dai dati della LeishMap, il network scientifico per il monitoraggio e la mappatura della leishmaniosi canina nel Nord Italia, e' emerso che i focolai d'infezione, da una distribuzione 'a macchia di leopardo', oggi si collocano uniformemente in tutte le aree costiere, collinari e pedemontane della penisola. MilanoSanità ha cercato di approfondire la questione, intervistando la prof.ssa Paola Scarpa della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano.
Prof.ssa Scarpa, negli ultimi anni ci sono state segnalazioni di leishmaniosi da aree tradizionalmente indenni, è cambiato qualcosa?
"Sì, la realtà italiana si è modificata nel corso degli anni. Oltre alle aree tradizionalmente endemiche (Liguria, Toscana, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, isole minori etc.), da diversi anni sono stati segnalati focolai autoctoni anche al nord, per la diffusione dell’insetto vettore (flebotomo). Allo stato attuale, è possibile dire che vi sono focolai di Leishmaniosi in tutte le regioni del settentrione".
Come ci si accorge che il proprio cane è malato, quali sintomi presenta?
"La Leishmaniosi è causata da un protozoo (in Italia: Leishmania infantum). E’ una malattia molto complessa che può presentarsi con segni clinici molto diversi tra loro: il cane può essere debole, dimagrire, presentare un aumento di volume dei linfonodi, febbre, epistassi. Talvolta compaiono alterazioni cutanee (es: dermatite desquamativa, ulcerativa), lesioni oculari (cheratocongiuntiviti, corioretiniti, emorragie retiniche etc.) oppure tumefazioni articolari e zoppia. E’ possibile riscontrare alterazioni degli esami del sangue che riflettono la compromissione di sistemi o apparati: anemia, piastrinopenia, iperprotidemia e gammopatia. Sarà il medico veterinario, attraverso la raccolta di tutti i dati (provenienza, segni clinici, esami di laboratorio), a formulare un sospetto diagnostico che dovrà essere confermato attraverso test specifici, ad esempio la ricerca di anticorpi contro L.Infantum".
Esiste una cura per questa malattia?
"Esistono farmaci in grado di controllare la malattia, ma non si può parlare di vera e propria guarigione del cane, intesa come sterilizzazione dal protozoo. I trattamenti possono far riacquisire una buona qualità di vita ai cani affetti da leishmaniosi, dipende dallo stadio della malattia. Vi sono diversi principi attivi e protocolli. Il più documentato è l’associazione di composti antimoniali (iniettabili) ed allopurinolo (uso orale). Recentemente è stata introdotta in commercio una specialità veterinaria ad uso orale. Questo prodotto, oltre ad essere ben tollerato, sembra ridurre significativamente i segni clinici. E’ fondamentale che la terapia venga seguita passo per passo dal medico veterinario che l’ha prescritta".
Come si può attuare una buona prevenzione?
"L’unica possibilità è quella di limitare il contatto con il vettore. Nelle aree endemiche, bisognerebbe fare dormire il cane in casa e proteggere l’ambiente con zanzariere fitte e dispositivi anti-zanzare; meno semplice è limitare le passeggiate serali. E’ quindi necessario l’impiego, sul cane, di prodotti che abbiano una attività repellente quali i piretroidi sintetici. Ci sono formulazioni dedicate al cane e commercializzate come collari, spray o spot-on. E’ fondamentale utilizzare questi prodotti costantemente e correttamente non solo perchè prevengono il contagio dei cani sani, ma anche perché, utilizzandoli sui soggetti malati, si limita la diffusione della patologia".
In che modo la leishmaniosi si può trasmettere all’uomo?
"Leishmania infantum è in grado di infettare cane, uomo ed altre specie animali. Nell’uomo l’infezione è molto meno diffusa e spesso legata ad immunodepressione. Il cane, indubbiamente, funge da “serbatoio” della malattia. Deve essere ben chiaro un concetto: non ci può essere una trasmissione diretta uomo-cane. Affinché la malattia sia trasmessa è necessario un ospite intermedio: il flebotomo. Il flebotomo si “infetta” con il pasto di sangue (pungendo un animale malato), però saranno necessari anche 20 giorni perché nel suo piccolo organismo, i parassiti si moltiplichino ed evolvano in promastigoti. Queste sono le forme infettanti che verranno inoculate con la puntura dell’insetto e che potranno determinare la malattia sia nel cane che nell’uomo. Quindi non bisogna temere di essere contagiati da un cane malato, bensì bisogna ostacolare il 'ciclo' del protozoo adottando i sistemi di prevenzione ed effettuando la lotta ai flebotomi".