LA BUFALA DEL PUNTO G
Lo afferma il sessuologo Vincenzo Puppo sull'European Journal of Obstetrics & Gynecology
"Il punto G non esiste. Le terapie sessuali consistono in una rieducazione all’amore e a fare l’amore. Allora perché non insegnare prima ai ragazzi ad amare e a fare l’amore?"
Queste sono le parole che riassumono il senso della lunga discussione avuta con Vincenzo Puppo, Medico-Sessuologo del Centro Italiano di Sessuologia (CIS), dopo la pubblicazione lo scorso Settembre di un articolo riguardante l’anatomia della vulva e il legame tra attività sessuale e salute nelle donne sull’European Journal of Obstetrics & Gynecology.
Dottor Puppo, il 'punto G' esiste o non esiste?
"No, il punto G (G-spot) non esiste. Dopo 30 anni, infatti, non è descritto in nessun libro specialistico di anatomia umana".
Possiamo quindi parlare di una "bufala"?
"Dal punto di vista dei mass-media, si potrebbe definire il punto G una bufala mondiale, ma ci si potrebbe chiedere: è anche una frode scientifica?"
E come è nato l'equivoco?
"Trenta anni fa dei 'sedicenti esperti', come vennero definiti da Masters e Johnson nel 1985, due psicologi, Ladas e Perry, e un'infermiera/psicobiologa, Whipple, hanno ripreso dall'articolo di Grafenberg del 1950 due frasi tra loro non correlate, da due pagine diverse, e le hanno mischiate. Nell'articolo di Grafenberg però c’è solo un rigo sulle ghiandole intrauretrali (oggi dette anche 'prostata femminile') o punto G".
In un articolo di due anni fa pubblicato su 'Journal of Sexual Medicine', Emmanuele Jannini sostiene però di aver fotografato il punto G
"Un conto è quello che Jannini dice ai mass-media, un altro quello che veramente è stato pubblicato nel 'Journal Sexual Medicine'. Nell’articolo di Jannini c’è una semplice ecografia dell' uretra e della vagina e con una ecografia non si possono vedere ghiandole. Inoltre non c’è una figura che mostra un punto particolare tra l’uretra e la vagina".
Quel che si è sempre detto sul punto G è che è il punto da stimolare affinché una donna abbia un orgasmo vaginale. Se non esiste, allora non esiste neanche un unico punto da stimolare?
"Se si stimola con la punta di un dito il cosiddetto punto 'G' e la mano sta ferma, si ottiene l’effetto contrario a quello desiderato perché non è una zona erogena (l’orgasmo vaginale non esiste), l’eccitazione diminuisce e l’orgasmo inibito. Mentre con una corretta stimolazione sessuale tutte le donne sane possono avere uno o più orgasmi sempre: il clitoride e gli altri organi erettili femminili sono infatti presenti in tutte le donne".
Bisogna quindi ripensare il modo di fare l'amore?
"Oggi l’educazione sessuale, quando esiste, è solo informazione su temi che con l’amore hanno poco a che fare: riproduzione, contraccezione, aborto, Aids e altre malattie sessuali. I ragazzi hanno però bisogno di sicurezza in se stessi e di essere tranquillizzati sulla loro normalità. Studiando le terapie sessuali mi sono reso conto che queste consistono in una rieducazione all’amore e a fare l’amore. Allora perché non insegnare prima ai ragazzi ad amare e a fare l’amore?"
Ed una buona educazione a 'fare l'amore' come la si fa?
"È necessaria una divulgazione scientifica corretta di tutte le conoscenze di anatomia e fisiologia sessuale attualmente a nostra disposizione, quindi anche tutte quelle che riguardano la sessualità femminile. L’educazione all’amore e a fare l’amore, dovrebbe dare quello che serve ai ragazzi di 13-18 anni di età per crescere e maturare anche dal punto di vista sentimentale e sessuale: conoscere il proprio corpo e quello dell’altro sesso, come amare e fare l’amore. Nelle scuole ci vorrebbe un corso che si prolungasse per tutto l’anno scolastico e l’educazione all’amore dovrà essere come tutte le altre materie: saranno i ragazzi poi a decidere autonomamente i propri comportamenti sessuali".