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INTERVISTA AL PROFESSOR MAURIZIO BINI

Dal direttore del centro Onig, impariamo a capire l'universo dei transessuali

 

Impariamo a capire e ad accettare l'universo dei transessuali con l'aiuto di uno dei più grandi esperti del nostro Paese, il prof. Maurizio Bini, direttore del centro Onig (osservatorio nazionale identità di genere) di Niguarda.

Passata la bufera Marrazzo, "eliminato" anche Gabriele, il trans della casa del 'Grande Fratello', cala il sipario sulla "questione trans".

Si spengono i riflettori. L'opinione pubblica e le luci della ribalta sono già puntate sul nuovo gossip di turno. E proprio ora, che siamo lontani dall'aspetto più torbido e sensazionalistico di questo complesso universo, MilanoSanita ha deciso di dedicare un approfondimento ad una questione che è presente, pulsante e viva tra di noi. È ora di conoscerla, affrontarla e decisamente accettarla. Un percorso non facile in cui ci guida un luminare del settore, il prof. Maurizio Bini del Niguarda.

Prof. Bini, omosessuali e transessuali, cosa li distingue?

"L'omosessuale è un uomo a cui piacciono gli uomini. Il transessuale è un uomo che si sente una donna per cui siamo già in partenza dalla parte opposta. Anche sul piano sessuale, il transessuale che si chiama 'M2' cioè maschio verso femmina ha un rapporto con i genitali maschili molto più simile a quello di una donna, connotato da attrazione e allo stesso tempo timore, con una eroticizzazione tipicamente femminile da tanti punti di vista. Negli omosessuali invece c'è una ricerca di piaceri simmetrici ed il fenomeno si verifica anche su maschi molto virilizzati."

L'omosessualità è un universo più ricco di sfumature e diversità. Il transessualismo è un disturbo dell'identità?

"Si tratta, più che altro, di una struttura. Il 2009 ed il 2010 sono gli anni della 'antipsichiatrizzazione' cioè le comunità di trans stanno conducendo una battaglia per vincere la convinzione che soffrano di una malattia. In realtà la patologia è un aspetto determinante in loro cioè la testa e il corpo non coincidono: appartengono a due sessi differenti. Per 2000 anni si è cercato di correggere la testa e non il corpo fino a quando i medici e i legislatori si sono convinti del contrario. Basti pensare che il più grande centro per la modifica del sesso si trova a Teheran in Iran, un Paese dove uccidono gli omosessuali, lapidandoli e dove vigono spiccate tradizioni religiose. Eppure gli islamici hanno compreso che la malattia dei trans va curata mentre considerano la omosessualità come un vizio o come una tendenza che può essere contrastata.
Il transessualismo quindi è una situazione strutturale dell'essere che può essere curata solo adeguando il corpo alla testa per eliminare l'asimmetria e ridare serenità ed equilibrio a persone che soffrono. La causa di morte più frequente tra i transgender, infatti, è il suicidio perchè questa situazione crea un grande danno dal punto di vista esistenziale."

Già da piccolissimi i bambini danno segnali importanti, che poi esplodono durante l'adolescenza...

"
Infatti proprio l'ultimo congresso che si è svolto a Napoli era dedicato ai bambini transessuali. In questo ambito le posizioni sono molto divergenti. Negli Stati Uniti, ad esempio, in questo momento si discute di un bambino di 8 anni, un gemello, che manifesta la volontà di vestirsi da femmina e i genitori, per soddisfarlo, sono costretti a mandarlo a scuola con la gonna e le calze a rete. Il punto della questione è se i genitori optano per la giusta scelta permettendogli di vestire come una bambina o se devono insistere per portarlo a vestirsi da maschio. Si è giunti alla conclusione che circa il 70 per cento dei bambini che mostrano desiderio di appartenenza all'altro sesso, raggiunta la maggiore età non "convergono" cioè non diventano trans strutturali per cui è meglio non lasciare loro le cicatrici del divieto e della frustrazione. Gli Olandesi mettono in pratica un metodo che noi in Italia non consideriamo positivamente. Se un bambino mostra il desiderio di cambiare sesso, gli bloccano la crescita fino alla maggiore età tramite medicine che gli impediscono di avere l'adolescenza. L'individuo, una volta compiuti i 18 anni, se decide di diventare dell'altro sesso non dovrà affrontare tutta quella chirurgia demolitiva che elimina i caratteri sessuali secondari che si sviluppano appunto durante l'adolescenza come, ad esempio, il pomo d'Adamo e la peluria per i maschi o la voce acuta per le donne. In Italia non utilizziamo questo metodo perchè riteniamo che per decidere a quale sesso si desidera appartenere, è necessario conoscerne uno, anche solo per rifiutarlo. Lasciamo quindi che avvenga la pubertà e poi facciamo in modo che le persone che hanno provato il loro sesso di appartenenza corporeo possano decidere liberamente. Si tratta di una scelta più prudente da un certo punto di vista ma dall'altro lato dobbiamo rilevare che obbliga il soggetto che opta per il cambiamento ad un intervento più invasivo."

L'intervento appunto. Un'operazione impegnativa e delicata che presenta risvolti e percorsi diversi per l'uomo e per la donna...

"Sul piano dell'integrazione, le donne che decidono di cambiare sesso sono più fortunate rispetto agli uomini. Cioè una donna che diventa uomo è molto facilmente confondibile nella società. È davvero raro che si riesca a riconoscere il cambio di sesso. Personalmente conosco donne che sono integrate nel sesso maschile così perfettamente che nessuno mai penserebbe che prima erano femmine. Tuttavia la ricostruzione dei genitali maschili è più complicata, lunga e faticosa rispetto a quella dei genitali femminili. La legge italiana, infatti, lo riconosce poichè consente, alle donne che diventano uomini, di cambiare l'anagrafica prima della ricostruzione genitale mentre per i maschi non è possibile. Questo significa che una donna può diventare un uomo sul piano normativo cioè sposarsi, adottare bambini e così via mantenendo la vagina mentre un uomo che vuol diventare una donna non lo sarà a tutti gli effetti finchè non avrà eliminato il pene."

Siamo di fronte ad una persona che sta cambiando il suo sesso di appartenenza. Quale pronome è giusto utilizzare? Lui o lei?

"E' un falso problema perchè dipende dalla persona. C'è chi ha molto a cuore che venga utilizzato il nome e l'abbigliamento del sesso di partenza finchè il percorso non viene completato dal momento che non vuole apparire una macchietta intermedia. Altri invece risentono molto dell'utilizzo del 'lui' o 'lei' e con loro è necessario stare attenti ai pronomi. Io però non mi interesso granchè della questione: per me è talmente accettata la situazione del soggetto che ritengo che il vero problema non è sbagliare un pronome ma non accettare una diversità o non comprendere una problematica di carattere medico come quella dei transessuali."

Dopo l'operazione, ma anche prima, grande importanza riveste il ruolo della famiglia. Quali sono le reazioni dei familiari dei transessuali in base alla sua esperienza?


"Ne vediamo di tutti i tipi: madri molto accettanti che hanno preso l'appuntamento all'Arcitrans per il figlio oppure altre che soprattutto in fase iniziale mostrano conflittualità e resistenza. Io invito sempre il trans a portare i genitori a parlare con me, per togliere alcuni pregiudizi e preconcetti. Un genitore non può pensare di averla vinta contro un figlio che desidera cambiare il sesso di appartenenza, per forza di cose alla fine arriva a comprendere che si tratta di una malattia come il diabete o la leucemia. Anzi, il fatto che il figlio si sia rivolto ad un centro medico è già un buon segno di equilibrio della persona ed il massimo che un genitore può ottenere è che il figlio segua un percorso rispettando determinate regole cliniche."

Spesso si parla di ermafroditismo quando si vuole spiegare la situazione dei trans..

"L'ermafroditismo è una cosa talmente rara che quasi non esiste nemmeno. Personalmente nella mia esperienza professionale ho visto solo un paio di persone con questo tipo di sessualità. Geneticamente, o si è maschio o si è femmina; siamo tutti classificati in una categoria corporalmente e anche mentalmente. Tuttavia so che piace molto parlare dell'ermafroditismo, anche ai trans, perchè questo giustifica il loro fatto di essere tra due sessi e quindi di dover andare verso una sessualità scelta da loro."

Su un piano sociologico, i gay hanno avuto maggior fortuna rispetto ai transgender. Dopo aver fatto outing di massa, oggi sono generalmente ben accettati e spesso ricoprono anche posizioni sociali di rilievo, specialmente nel mondo dello spettacolo, della moda etc.. prof. Bini, che messaggio vuole trasmettere ai nostri lettori, relativamente ai trans?

"Prima di giudicare bisogna capire. Con i gay la società è più accettante invece il transessualismo è una dimensione ancora sconosciuta al grande pubblico e c'è troppa confusione. Mi piace citare l'esempio degli islamici che sono fortemente tolleranti nei confronti dei trans. È necessario comprendere che il transessualismo è una situazione che capita in tutte le culture, non esiste nessuna società dagli eschimesi, agli indù, agli aborigeni australiani che non abbia questo fenomeno. Prima del 1922, anno in cui è stata introdotta la chirurgia di cambiamento genitale, i trans erano sottoposti a terapie psichiatriche di correzione con pessimo risultato. Con l'operazione di modifica corporea, invece, tutti hanno realizzato che questa è l'unica strada percorribile, compresi i legislatori italiani che operano in un Paese che non è noto per la sua apertura verso questo tipo di scelte. Il governo italiano si è reso conto, i media hanno compreso, lentamente ne prenderà coscienza anche l'opinione pubblica. E' una situazione che non ha niente a che fare con il torbido, con la prostituzione; queste sono conseguenze di una certa emarginazione e di un certo tipo di richieste poichè il trans, a livello sessuale, soddisfa alcuni bisogni profondi delle persone e quindi esplode in quel settore. Tuttavia ci sono moltissimi trans integrati in ambiti lavorativi diversi, persone molto equilibrate e con una forte maturità per quanto riguarda la scelta partneriale. Non fossilizziamoci sulla parte nota che è quella più spettacolare del fenomeno. Forse i trans gridano un pò per farsi sentire e noi pensiamo che quel grido sia la loro vera voce. La vera voce invece è molto più pacata e tranquilla."

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Autore: Elena Rimessi
21/01/2010 - 18.50.00
 
Intervista al Professor Maurizio Bini
FOTO: Intervista al Professor Maurizio Bini
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