GENERAZIONE ZIRTEC
Smog, tempertura, stress: aumentano i casi di allergia. Ecco tutti i suoi numeri
In una scuola palermitana gli studenti allergici alla parietaria sono aumentati in due anni del 63%. Nelle scuole superiori romane il 18% dei ragazzi presenta problemi cronici di rinite e ostruzione nasale. In Lombardia i bambini asmatici sono oltre 130 mila: la sola provincia di Milano ne conta 53 mila, di cui 2.500 gravi.
Complessivamente, in Italia, il 10% dei bimbi sotto i 14 anni soffre di asma bronchiale, nell'80% dei casi provocata da allergia; il 20% di rinite allergica; il 10% di dermatite atopica.
Sono i dati raccolti da una serie di studi recentemente condotti in Italia, riguardo una malattia che - nonostante i progressi della medicina e della scienza - continua a colpire sempre più persone, specialmente in giovane età: l'allergia.
I numeri di una malattia sociale
Le malattie allergiche sono in costante aumento in Italia e nel mondo e occupano il sesto posto fra le patologie croniche più frequenti. Nel Belpaese, dal 1950 a oggi, gli allergici sono passati dal 10% al 30%. Tendenza riscontrabile in tutta Europa, dove i malati rappresentano il 26% della popolazione, vale a dire più di una persona su quattro.
Alla luce di ciò si prevede che, in tutti i paesi industrializzati, nel 2020, 1 bambino su 2 sarà vittima di una o più forme allergiche. Il 50% degli allergici è colpito anche da asma bronchiale: dal 1980 al 1994 la mortalità per attacco d'asma è cresciuta del 30%.
L'allergia viene dunque considerata una malattia sociale a tutti gli effetti, con ripercussioni sempre più gravi anche sul mondo del lavoro: una ricerca americana ha dimostrato che le assenze lavorative e la riduzione della produttività negli ultimi tempi, dovute alla sola rinite allergica (il famoso raffreddore da fieno), sono costate alla comunità circa 250 milioni di dollari.
Quando il sistema immunitario va in "tilt"
Ma cos'è l'allergia? È una malattia del sistema immunitario caratterizzata da una iperproduzione di anticorpi IgE (immunoglobuline E), che si verifica in seguito al contatto con sostanze assolutamente innocue - come per esempio i pollini - giudicate, però, pericolose dall'organismo. Le immunoglobuline E sono sintetizzate dai linfociti B, e più precisamente dalle plasmacellule, cellule specifiche del sistema immunitario.
Il vero compito delle IgE è quello di proteggere l'organismo dalle infezioni da parte di parassiti come gli elminti, metazoi vermiformi tassonomicamente riconducibili a organismi come i trematodi e i cestodi, che compiono il loro ciclo vitale all'interno di un ospite specifico (a differenza di altri parassiti come i pidocchi che lo compiono all'esterno).
Le cosiddette IgE totali sono, peraltro, uno degli indici più utilizzati per valutare la gravità di un'allergia, tramite un banale esame del sangue.Per un adulto, il numero di IgE non dovrebbe superare il numero di 100-200 KU/l. Ma nelle allergie gravi si può arrivare anche a concentrazioni 10 volte più elevate.
Il termine 'allergia' viene introdotto per la prima volta nel 1906 dai pediatri viennesi Clemens von Pirquet e Béla Schick, dopo aver notato l'ipersensibilità di alcuni pazienti verso particolari sostanze.
Starnuti, prurito e dispnea
Tra i sintomi tipici della malattia ci sono per esempio il naso che cola (rinorrea), gli occhi arrossati, la pelle che pizzica. Nei casi più gravi si hanno veri e propri attacchi di asma, con dispnea e tosse. In generale i malati di allergia possono essere classificati in due famiglie: "sneezer and runner" e "blocker".
I primi presentano sintomi facilmente riconducibili alla rinite allergica, come starnuti, rinorrea, prurito, congiuntivite; possono, inoltre, comparire le occhiaie, tipiche della congestione venosa nella zona oculare, e il cosiddetto "saluto allergico", relativo alla frequenza con cui ci si gratta il naso a causa del prurito.
I secondi sono invece caratterizzati esclusivamente da ostruzione nasale e catarro. Per scatenare una crisi allergica bastano pochi granuli di polline di dimensioni molto piccole, fra i 17 e i 40 unimicron. È sufficiente, pertanto, il contatto con soli 50 pollini per metro cubo d'aria per mandare in tilt un organismo ipersensibile.
I vegetali producono grandi quantità di polline: una spiga sola di segale distribuisce in una stagione più di 4 milioni di granuli di polline; un platano (albero che raggiunge tranquillamente i 30metri di altezza) produce mediamente 15-20 miliardi di granuli pollinici in un anno.
Il peso dell'ereditarietà
La malattia allergica è in gran parte dovuta alla genetica o, meglio, all'ereditarietà: ci sono specifici geni legati alla malattia che si tramandano di generazione in generazione. Per questo motivo più individui di una stessa famiglia tendono a soffrire l'azione di allergeni comuni (agenti che causano le allergie).
Gli studiosi hanno verificato che un bambino nato da una coppia di genitori allergici ha l'80% di possibilità di ereditare gli stessi problemi di mamma e papà. Il fattore ereditario, però, cala progressivamente se c'è un solo genitore malato, fino ad arrivare a una percentuale di rischio del 10% nel caso in cui nessuno dei familiari è soggetto alla malattia.
Alcuni esperti dell'Università di Edimburgo hanno, inoltre, identificato un gene difettoso che aumenterebbe significativamente il pericolo di sviluppare patologie allergiche. Il riferimento è alla cosiddetta filaggrina, proteina che - prodotta dal gene FLG - ha il compito di unire i filamenti di cheratina (sostanza presente nello strato corneo della pelle), contribuendo all'efficienza della barriera epidermica. Dai dati accumulati in 24 studi è emerso che chi presenta questo gene mutato corre molti più rischi degli altri di ammalarsi di rinite, asma ed eczema.
Una curiosità riguarda il fatto che in una famiglia numerosa sono soprattutto i primogeniti a soffrire di allergia, mentre i fratelli e le sorelle più piccoli risulterebbero meno vulnerabili a questa tara del sistema immunitario. Secondo gli studiosi dell'Università del South Carolina, guidati da Wilfred Karmaus, rispetto alla prima gravidanza, la placenta delle successive funziona meglio, facilitando la dotazione di autodifesa nel nuovo embrione che va formandosi.
Colpa della troppa igiene?
Il problema allergico potrebbe essere imputabile all'eccessiva igiene, che caratterizza case, scuole, e ambienti di lavoro dell'uomo moderno: i bimbi di oggi, in particolare, fra i più sensibili alle allergie, crescerebbero in contesti ambientali fin troppo puliti, quasi sterilizzati, tali per cui, il loro di sistema immunitario in via di formazione, non impara a differenziare le sostanze innocue da quelle nocive.
"La causa dell'aumento delle allergie nei bambini dei paesi ricchi è dovuta proprio alla diminuzione del carico microbico ambientale", rivelano gli esperti del Dipartimento di Medicina pediatrica dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma. "I batteri sono importanti perché inibiscono le reazioni allergiche".
La conferma arriva da studi condotti in aree geografiche o contesti ambientali dove l'igiene è un optional. In Africa si è visto che le allergie sono molto meno frequenti rispetto all'Europa. Fra i rom rappresentano una rarità. In Thailandia sono immuni dalle allergie solo coloro che vivono in ambienti malsani, circondati da scarti e rifiuti.
"Le regioni della Terra in cui le condizioni sanitarie sono rimaste stabili nel tempo, hanno mantenuto anche un livello costante di casi di allergia e malattie infiammatorie", dice Guy Delespesse, professore dell'Università di Montreal. "Più sterile è l'ambiente in cui vive un bimbo, più alto è il rischio che possa sviluppare allergie o altri disturbi autoimmuni nel corso dell'esistenza".
Temperature e allergie
La causa delle allergie può risiedere anche nell'incremento medio delle temperature su scala mondiale. Sotto accusa, in questo caso, l'effetto serra. Secondo gli esperti il caldo eccessivo allunga la stagione dei pollini e, di conseguenza, la durata e l'intensità delle allergie.
Stando ai dati diffusi dall'American Academy of Allergy, Asthma & Immunology di New Orleans, tra il 1981 e il 2007 c'è stato un anticipo dell'avvio della stagione dei pollini a livello mondiale. La stagione di impollinazione della parietaria giunge 80 giorni prima; 30 giorni prima per gli alberi di ulivo; 40 giorni per la betulla; un paio di giorni per il nocciolo.
"Negli ultimi 27 anni abbiamo osservato un costante aumento della percentuale di soggetti sensibili al polline di olivo, parietaria e cipressi", affermano i ricercatori americani, "mentre è rimasto invariato quello degli allergici alla polvere".
Rischio inquinamento
In certi casi, invece, l'allergia può essere una conseguenza dell'inquinamento: numerosi studi hanno messo in luce che la malattia colpisce più frequentemente i bambini che vivono nelle città, dove è particolarmente elevato lo smog.
A impensierire mamme e papà sono soprattutto le famigerate particelle sottili (il famoso PM10). Gli esperti dell'Ospedale Macedonio Melloni di Milano, spiegano il fenomeno dicendo che le microparticelle inquinanti non vengono bloccate dall'azione di filtro nasale, per cui arrivano tranquillamente in sede bronchiale, dove possono accentuare o scatenare una crisi allergica o, in alternativa, provocare bronchiti e bronchioliti.
A ciò va associato il fatto che i piccoli che vivono nelle metropoli mangiano meno frutta degli altri e quindi dispongono di minori quantitativi di vitamina C, ideali per contrastare le malattie respiratorie.
Fattore emotività
Altro fattore chiave nella genesi delle allergie potrebbe essere lo stress. Da tempo gli studiosi ritengono, infatti, l'ansia in grado di amplificare le allergie e in certi casi, addirittura, scatenarle. Uno studio proposto dagli esperti dell'Università dell'Ohio, presentato nel corso di un recente congresso dell'Associazione americana di Psicologia di Boston, dice che basta una piccola tensione a peggiorare drasticamente le condizioni respiratorie di un allergico.
Secondo gli scienziati della Ifiaci, Federazione italiana delle società immunoallergologiche, esiste dunque uno stretto legame fra le allergie e condizioni psichiche di un paziente. Tesi convalidata anche dai ricercatori dell'Helmholtz Center di Lipsia, in Germania, secondo i quali le manifestazioni allergiche possono essere la conseguenza di traumi psicologici vissuti nell'infanzia, per esempio separazioni drammatiche dai genitori, ma anche situazioni apparentemente banali come un trasloco.
Gli scienziati hanno visto che i bimbi che avevano vissuto una situazione di stress mostravano concentrazioni maggiori di un particolare amminoacido, collegato al senso di frustrazione più elevato rispetto agli altri e alle allergie.
Soluzioni? Tutte buone ma nessuna veramente vincente
Cosa si può fare per sconfiggere un'allergia? In realtà l'allergia a un certo prodotto o a una particolare sostanza non si può guarire.
Si può però tamponare efficacemente con farmaci e vaccini. Anche se sono pochi coloro che seguono adeguatamente la cura: nel 50% dei casi, soprattutto nei bambini, la terapia viene seguita in modo saltuario, a "intermittenza".
Una terapia di desensibilizzazione agli allergeni può essere compiuta tramite vaccino, favorendo la formazione di IgG (immunoglobuline G) che bloccano l'antigene prima dell'adesione alle IgE. In alternativa, si possono utilizzare farmaci ad azione antinfiammatoria come il cortisone o medicinali che inibiscono i recettori H1 dell'istamina, antistaminici come la cetirizina e la loratadina: a base di cetirizina c'è, per esempio, il famoso Zirtec somministrato sia agli adulti che ai bambini.
Zirtec fa parte degli antistaminici di nuova generazione che non producono effetti collaterali come sonnolenza e sedazione. Da un punto di vista chimico è un antagonista potente e selettivo a livello dei recettori H1 periferici per l'istamina. Alla dose di 10 mg una o due volte al giorno inibisce la fase tardiva di reclutamento delle cellule infiammatorie specialmente degli eosinofili. L'azione del farmaco si manifesta in media dopo 20 minuti dall'assunzione.
Il lato positivo delle allergie
Sembra incredibile ma le malattie allergiche, compresi asma e eczema, hanno però anche un risvolto positivo: chi ne soffre, infatti, correrebbe meno rischi di ammalarsi di tumore.
Secondo Mariam El-Zein, medico dell'INRS - Institut Armand-Frappier di Laval in Quebec (Canada) - un sistema immunitario iperattivo, tipico quindi di un paziente allergico, potrebbe paradossalmente migliorare le capacità dell'organismo di eliminare le cellule che si sviluppano incontrollatamente, favorendo lo sviluppo di neoplasie.
La ricerca ha coinvolto per sette anni 3.300 pazienti vittime di tumore e un gruppo di controllo di 500 persone sane. "Dai nostri test è emerso che gli uomini con l'asma hanno più basse probabilità di ammalarsi di tumore allo stomaco, e quelli con eczema corrono meno rischi di venire colpiti da una neoplasia polmonare", dice Mariam El-Zein. "Non possiamo pienamente spiegare perché le condizioni allergiche possono ridurre il pericolo di andare incontro a questo tipo di malattie, ma questa ricerca è promettente".
L'ultima ricerca
Un'ulteriore prova a favore del legame fra allergie e protezione dai tumori arriva da uno studio diffuso in questi giorni dal Telegraph. In questo caso dei ricercatori texani hanno messo in luce che i bambini con allergie ai pollini presentano un 40% in meno di rischi di ammalarsi di tumori del sangue e un 30% in meno di venire colpiti da tumore all'ovario.
Percentuali più basse anche per ciò che riguarda le neoplasie epidermiche, della gola e dell'intestino. "C'è ancora molto da studiare", dice Zuber Mulla, epidemiologa della Texas Tech University, "ma è un dato di fatto che le allergie rappresentano un fattore di protezione per le malattie tumorali".
Mentre dalla rivista scientifica Quarterly review of biology emerge che "un'iperattivazione del sistema immunitario aiuta il corpo a difendersi meglio dai tumori, che insorgono proprio quando le difese immunitarie si abbassano".