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LA SANITÀ ALL'EPOCA DEL GLOCALE

Politica e bioetica, mancanza di mediazione culturale: i limiti di un sistema non adeguato alle trasformazioni sociali

È certo l’editoriale più difficile che mi tocca scrivere da quando collaboro con Milano Web Publishing. Il nostro editore, Angelo Barisone, mi chiede infatti un fondo che possa condensare il nostro pensiero sul tema dei rapporti tra politica, società e sanità.

Io credo che il nostro Paese viva sotto questo profilo un momento particolarmente difficile della sua storia, per delle motivazioni contingenti e delle questioni di fondo, che stanno incise nella nostra "corteccia" culturale.

Dal momento che siamo alla vigilia delle elezioni regionali, la prima riflessione che occorre fare è relativa proprio al monopolio che le amministrazioni locali esercitano nella scelta dei quadri dirigenti delle aziende ospedaliere, con una vera e propria lottizzazione dei ruoli chiave.

Il più delle volte l’uomo della strada percepisce l’anomalia di questa pratica, che ha portato per esempio in Lombardia gli esponenti di CL a "colonizzare", di fatto, tutti i ruoli chiave del settore sanità.

E giunge a una conclusione che suona più o meno così: “Non m’importa la casacca o la tessera politica di un medico. Ma chiedo che sia bravo, e dunque che il suo curriculum professionale sia adeguato al ruolo che va a ricoprire”.

È un ragionamento lineare, sostanzialmente corretto, ma che non esaurisce la questione. Proprio la profonda compenetrazione tra ideologia e pratica professionale che contraddistingue oggi il mondo della sanità, laddove per ideologia si legga pure confessione o convinzioni religiose e in temi di bioetica, finisce per complicare non poco la questione.

Oggi l’obiezione di coscienza esiste solo nel mondo della medicina. E a un dirigente di una struttura pubblica è consentito l’arbitrio di scegliere se aderire o meno a una terapia o a una prassi operativa, in ragione delle sue convinzioni religiose e filosofiche.

È come se gli architetti che hanno costruito la nuova sede della Regione Lombardia, in base a posizioni ecologiste, si fossero rifiutati di abbattere gli alberi del 'Bosco di Gioia', bloccando così i lavori delle fondamenta. Ognuno è libero di fare quel che vuole nella vita privata. Ma a ruoli pubblici e professionali corrispondono codici deontologici che non ammettono "eccezioni".

Così ragioneremmo se un medico Testimone di Geova rifiutasse di fare una trasfusione a un individuo che abbia avuto una grave perdita di sangue. Ciò che il Ministero della Salute sancisce come cura somministrabile nelle strutture pubbliche e private (e da questo punto di vista non ci devono essere differenze) deve essere erogato, con la logica del servizio al paziente, da ogni medico, così come dal personale subalterno e dagli operatori professionali.

Altrimenti significa che sul versante della sanità siamo una repubblica a sovranità limitata. Chi scrive ha il massimo rispetto dei convincimenti personali, ma guarda con grosso timore il fatto che proprio la "coloritura" politica e ideologica possa far radicare in un determinato luogo una classe dirigente delle strutture sanitarie che abbia una peculiare idiosincrasia per determinate terapie o cure.

Il "federalismo" non si applica sulla pelle dei pazienti. E tanto meno il proprio credo religioso. Ciò detto, credo anche che la politica debba fare un "passo indietro" sulla bioetica.

Le elezioni regionali in Lazio, a causa della presenza a sinistra di un candidato “estremista” su questi temi, così come delle indebite ingerenze in materia della Cei e delle pressioni del Vaticano, si sono già trasformate in una sorta di referendum filo/anti-clericale, che oggi non rappresenta in alcun modo le polarità intorno alle quali dovrebbe aggregarsi una sana dialettica sui problemi della nostra società.

L’intreccio, a parere di chi scrive “diabolico”, tra potere e bioetica produce solo crociate tra lobby ideologiche, che spesso supportano interessi economici o d’altro tipo.

Non c’è nulla di più triste che vedere il Paese spaccarsi attorno alle diatribe tra Emma Bonino e Giuliano Ferrara, come "fare a pugni" su di una canzonetta che vuole esaurire in 3 minuti la vicenda dolorosa di Eluana Englaro.

Il mondo della sanità oggi vede ancora molte disparità tra una "zona" e l’altra del Paese. Noi ci occupiamo prevalentemente della Lombardia, dove risiedono molte eccellenze. Ma ci chiediamo anche come mai, ad esempio, alcuni ospedali milanesi detengano un record davvero peculiare di parti cesarei.

E con noi se lo chiedono i cittadini, che oggi non hanno nemmeno il diritto di sapere e la possibilità di capire se la terapia o il metodo d’intervento che è stato scelto nei loro confronti è quello 'standard' o quello 'raccomandato' dal Ministero.

In tal senso il flop dei vaccini anti-suina, dopo l’incessante "tam tam" montato anche grazie alla sovraesposizione mediatica del vice-ministro Fazio (a proposito, perché non ripristinare la figura di un ministro tecnico, come fu, nel bene e nel male dei diversi punti di vista, Veronesi?) a cosa è legato? A una scelta discrezionale dei medici di base? A un allarme eccessivo da parte del ministero? E siamo sicuri che a Settembre non se ne tornerà di nuovo a parlare?

In merito ai medici di base, vi è infine da rimarcare come oggi i processi di informatizzazione e l’uso di strumenti come l’e-mail potrebbe semplificarne (molto) l’attività.

Credo poi che la nostra società debba urgentemente pensare anche a degli strumenti efficienti e capillari di mediazione culturale, per garantire il servizio sanitario nazionale, con tutte le sue prestazioni, anche ai cittadini extracomunitari.

Se vi è oggi un segmento del nostro mondo in cui globalizzazione e integrazione non vanno di pari passo, questo è proprio la sanità. Anche in questo campo, però, la Lombardia rappresenta fortunatamente una vera eccellenza.

Occorre però lavorare duramente, perché l’accelerazione dei flussi migratori non vada ad alterare una situazione che appare oggi sotto controllo. Perché la sanità, più ancora che qualsiasi aspetto della nostra vita civile, deve rappresentare un ambito in cui vi è assoluta eguaglianza tra soggetti nativi, residenti e di passaggio.

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Autore: Andrea Dusio
23/02/2010 - 11.54.00
 
La sanità all'epoca del glocale
FOTO: La sanità all'epoca del glocale
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