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BETA 2.7: LA PROTEINA VIRALE CONTRO IL PARKINSON

Uno studio inglese propone una nuova cura contro la degenerazione delle cellule cerebrali

 

Il “Journal of Experimental Medicine” della Rockefeller University di New York ha pubblicato i primi risultati di una nuova ricerca che sembra aprire la strada alla cura del morbo di Parkinson e ad altre malattie neurodegenerative.

Lo studio, condotto dai professori John Sinclair e Roger Barker dell'Università di Cambridge, è attualmente in fase di sperimentazione sui ratti colpiti dalla grave patologia.

Secondo Sinclair e Barker, una proteina virale chiamata “Beta 2.7” potrebbe contrastare l’effetto principale della malattia, ovvero la perdita di funzionalità dei “neuroni dopaminergici”, le cellule nervose che garantiscono la “fluidità” dei movimenti, l’equilibrio e la postura del corpo.

Il sistema nervoso gestisce infatti i movimenti automatici e involontari del corpo attraverso il “sistema extrapiramidale”, e a questo livello la connessione intercellulare è resa possibile proprio dai neuroni dopaminergici, ospitati in un’area dell’encefalo detta “sostanza nera” e dedicati alla produzione della dopamina, vera e propria interfaccia tra le cellule del sistema nervoso.

A livello intracellulare, la produzione di dopamina è invece garantita dai mitocondri, le strutture che controllano anche la produzione di calore e la respirazione cellulare, permettendo la sopravvivenza effettiva delle cellule stesse.

Proprio per questo i virus, una volta infettata una cellula, cercano di prendere da subito il “controllo” dei mitocondri.

Lo studio è partito da questa scoperta e ha finora confermato che la proteina di origine virale agisce sui mitocondri garantendo loro una maggiore protezione ed efficienza, anche se a livello di studi mancano ancora certezze sugli effettivi fattori di degenerazione mitocondriale.

I topi a cui è stata somministrata la proteina mostrano infatti notevoli miglioramenti nelle funzioni motorie e un aumento nel numero di neuroni dopaminergici presenti nel cervello.

Secondo il professor Barker "la terapia può essere effettuata attraverso una iniezione direttamente nel flusso sanguigno, ad esempio nel braccio del paziente. Ciò la rende molto più semplice rispetto a molte altre, che devono essere iniettate direttamente nel cervello. Questo nuovo agente sembra anche essere non-immunogenico, cioè non innesca la risposta immunitaria, e sembra inoltre coinvolgere solo il cervello senza toccare altri organi”.

Il Parkinson colpisce in prevalenza soggetti sopra i 70 anni, e in Italia ha colpito negli ultimi anni 200.000 persone, con una media di 10.000 casi all’anno; lo studio in corso potrebbe rappresentare un primo superamento delle attuali terapie, che alla somministrazione di dopamina alternano (nei casi più gravi) la stimolazione via elettrodi delle aree cerebrali colpite dalla malattia.

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Autore: Stefano Aicardi
23/12/2011 - 21.21.00
 
Beta 2.7: la proteina virale contro il Parkinson
FOTO: Beta 2.7: la proteina virale contro il Parkinson
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