LA SENSIBILITÀ? DIPENDE DA COSA MANGI
Uno studio del San Raffaele di Milano mostra come i soggetti più sensibili verso le sofferenze siano i vegetariani e i vegani
Chi sono i soggetti maggiormente empatici verso le sofferenze degli esseri viventi? Vegani e vegetariani.
I ricercatori del San Raffaele di Milano hanno dimostrato che le persone che per motivi etici hanno escluso carne (vegetariani) e tutti i derivati animali (vegani) dalla loro dieta sono più sensibili verso le sofferenze di animali e persone.
Massimo Filippi e Mara Rocca, i coordinatori dello studio pubblicato su "Plos One", hanno analizzato l'attività del cervello di 60 persone tra onnivori, vegani e vegetariani, davanti a scene di sofferenza (uccisioni, mutilazioni, torture) di persone e animali. Attraverso la Risonanza Magnetica Funzionale, gli studiosi hanno potuto mostrare che i circuiti neuronali attivati nei diversi soggetti sono differenti.
Rispetto agli onnivori, vegetariani e vegani mostrano una maggiore attivazione della Corteccia Cingolata Anteriore (ACC) e del Giro Frontale Inferiore (IFG), le zona del cervello coinvolte nella percezione di senso di inadeguatezza, dolore, sentimenti empatici.
Lo studio ha inoltre evidenziato risposte differenti agli stessi stimoli da parte di vegani e vegetariani. Mentre i vegetariani mostrano una maggiore attivazione dell'ACC, i vegani attivano maggiormente l'IFG.
Queste zone, seppur entrambe coinvolte nella percezione dei sentimenti empatici, hanno funzioni differenti. La prima è infatti coinvolta nel controllo dell'impatto emotivo, mentre la seconda nella condivisione delle emozioni, indicando così che i vegani tendono ad identificarsi con gli esseri viventi per comprendere e condividere le emozioni.
"Il presente studio dimostra, in sostanza, che negli umani esistono circuiti neurali che si attivano nel momento in cui sentimenti empatici vengono estesi anche a individui di altre specie, che condividono con noi la capacità di soffrire", ha spiega Massimo Filippi, suggerendo inoltre che alle preferenze alimentari e alle attitudini morali di vegani e vegetariani corrispondono differenti livelli di attività cerebrali.