LA LETTURA DEI CLASSICI? MEGLIO DEL PROZAC
Così la pensa Jane Davis, creatrice del movimento dei gruppi di lettura come cura per la mente
“Prosa non Prozac” è la prescrizione della cosiddetta “biblioterapia”, ossia la cura dei disturbi mentali e neurologici attraverso lo studio dei classici della letteratura. Inaugurata da Jane Davis attraverso il movimento “Get into the reading”, questa pratica si sta diffondendo sempre più velocemente in Inghilterra.
La Davis parte dal fatto che solo i libri possano condurci verso una totale comprensione dell'esperienza umana, consentendo la meditazione attraverso una sorta di viaggio mentale nel tempo, e permettendo lo sviluppo di una grande capacità di critica e di analisi, in grado di accrescere la nostra eccitazione. Leggere ad alta voce, assieme ad un gruppo di persone, analizzando il testo parola per parola, permette di fare un'esperienza condivisa confrontandoci con gli altri.
L'idea di utilizzare la letteratura come cura non è poi così recente. Lo stesso Platone aveva detto che le muse ci avvicinano all'arte non per fornirci dei piaceri passeggeri, ma per aiutarci a portare la nostra anima in armonia con se stessa. E come lui, molti poeti hanno utilizzato le lettere e la scrittura a scopo terapeutico.
Questi gruppi di lettura non hanno solo la finalità di aiutare le persone a sentirsi meno isolate o ad accrescere l'autostima, ma sono un ambizioso esperimento di guarigione, un tentativo per vedere se la letteratura può effettivamente alleviare il dolore o la depressione. Alcuni medici raccontano di aver assistito a sensibili miglioramenti nei pazienti che hanno partecipato ai gruppi di lettura.
Sicuramente la letteratura, soprattutto se partecipata, riesce a isolare i nostri pensieri, allontanandoli dal dolore che stiamo provando per condurre la nostra attenzione verso luoghi ed epoche lontane. Tuttavia, è difficile immaginare che qualcuno riesca ad impegnarsi nella lettura e a lasciarsi trascinare quando è seriamente ammalato.