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I MUTAMENTI DELLE RELAZIONI GENITORIALI NEGLI ULTIMI ANNI

Il fenomeno delle nuove paternitā in Italia, secondo una ricerca Istat

 

Padri sotto osservazione. In Italia e in Europa, negli ultimi anni, si discute molto di loro, i nuovi padri, chiamati a confrontarsi in maniera riflessiva e autocritica con i modelli maschili “tradizionali”, ma anche con il nuovo ruolo della donna, sempre più presente nel mondo del lavoro e sempre più bisognosa di un compagno attivo e partecipe alla vita familiare.

L'uomo, se da una parte mantiene un debito nei confronti della figura paterna ereditata dalle precedenti generazioni, dall'altra ha riscoperto l'importanza del rapporto con i propri figli e dell'adempimento del compito di genitore.

Le nuove generazioni manifestano una maggiore disponibilità, sembrano più coinvolte nei problemi educativi, appaiono meno autoritarie, rigide e severe, ma anche emotivamente più fragili.

Si pensi che addirittura, secondo un recentissimo studio condotto in Nuova Zelanda, i mariti o compagni di donne incinte accusano molto spesso un insieme di sintomi che rispecchiano la gravidanza: a questo disturbo è stato dato il nome di “sindrome della Couvade”.

Ma chi sono allora i “nuovi padri”? Come vivono il proprio ruolo? Come gestiscono il tempo e le nuove responsabilità?

Ce lo raccontano i dati Istat contenuti nello studio "Diventare padri in Italia", che ha introdotto, per la prima volta, nell’Indagine Multiscopo, quesiti sulla storia coniugale e riproduttiva anche per gli uomini (il ruolo maschile è stato, fino agli anni più recenti, generalmente ignorato).

Dallo studio risulta evidente un grave ritardo, rispetto agli altri paesi europei, dell'uomo italiano nei confronti dell'assunzione di impegni e responsabilità. In Italia, nella classe d’età 25-29, la grande maggioranza dei giovani coabita ancora con mamma e papà.

Nel nostro paese, il percorso di transizione allo stato adulto più comune è quello di permanenza nella casa dei genitori fino ai trent’anni ed uscita direttamente per matrimonio.

Se da un lato percorsi di transizione alla vita adulta più tradizionali rendono più stabile e solida la condizione di paternità italiana rispetto agli altri paesi, dall’altro il passaggio tardivo e diretto dalle cure della madre a quelle della moglie, senza fasi intermedie di vita da single o condivisione con coetanei di un appartamento, potrebbe non favorire negli uomini in Italia la maturazione di un atteggiamento collaborativo nei riguardi degli impegni domestici.

E che padri sono questi eterni figli, usciti tardi da casa? I padri più vecchi al mondo, secondo i dati Istat. L’età mediana al primo figlio per gli uomini supera i 33 anni. Si tratta di livelli che risultano in assoluto i più elevati rispetto a qualsiasi altro paese: la bassissima fecondità italiana è stata da alcuni autori letta come l’esito di un modello di “iperrazionalizzazione”.

Il fatto che in età più matura si diventi più riflessivi e prudenti, meno disposti a mettersi in gioco o in discussione, sembra generare un atteggiamento più cauto nei confronti della scelta di avere un figlio, rispetto a chi si sposa in età più giovane.

In ogni caso la conseguenza di tutto ciò è che gli uomini in Italia tendono a fare meno figli ed in età più avanzata rispetto al resto dei paesi occidentali. Ne deriva anche che la distanza tra padri e figli in termini di età risulta sempre più ampia in una società nella quale i cambiamenti sono, invece, sempre più rapidi e si confrontano esperienze di generazioni nate e socializzate in epoche sempre più lontane.

Potendo scegliere, i nuovi padri preferiscono contribuire al lavoro familiare dedicandosi ai figli, piuttosto che alle pulizie della casa, la preparazione dei pasti, eccetera.

Mentre le mamme rispondono alle più diverse esigenze dei bambini, e la gran parte del loro lavoro è rappresentato da cure fisiche o sorveglianza, il lavoro di cura dei padri si esplicita per lo più (57,7%) in attività ludiche o di semplice interazione sociale con i figli.

Si delineano dunque le nuove paternità, in bilico fra tradizione e modernità. Indubbiamente, i cambiamenti che investono l’identità maschile rappresentano un importante punto di partenza per raggiungere un maggior equilibrio nella coppia che si trova ad affrontare la difficile sfida di diventare una famiglia nella società di oggi.

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Autore: Elena Rimessi
26/05/2010 - 9.36.00
 
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