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RISPOSTE DAI PAZIENTI IN STATO VEGETATIVO: COSCIENZA O ISTINTO?
Una nuova ricerca del dottor Adrian Owen rilancia il dibattito sullo stato di coscienza e sull'eutanasia
Continuano le ricerche sullo scottante e all'apparenza irrisolvibile problema della vita in stato vegetativo.
In questo ambito di ricerca dalle implicazioni etiche delicatissime si segnalano gli importanti studi del professor Adrian M.Owen, docente di neurologia all'Università di Cambridge.
In collaborazione con un team di ricercatori dell' Università di Liegi, Owen ha condotto tra il 2006 e il 2009 una serie di studi sulle risposte neurologiche di 23 pazienti in stato vegetativo e ha perfezionato un apparecchio scanner di Risonanza Magnetica Funzionale di ultima generazione.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sul prestigioso 'New England Journal of Medicine' e sono destinati ad alimentare le polemiche e i dubbi sul tema eutanasia.
Secondo lo studio, infatti, 1/5 dei pazienti, sottoposto a un particolare test, fornisce risposte che sembrano suggerire una potenziale possibilità di coscienza e comunicazione, nonostante lo stato di inerzia delle funzioni cerebrali superiori e del resto del corpo.
I medici hanno rivolto ai pazienti alcune semplici domande e hanno chiesto loro di associare il loro pensiero a una serie di idee e azioni, ciascuna delle quali attiva per la risposta una diversa area cerebrale.
Secondo Owen, si è potuto verificare che almeno nel 20% dei casi l'area del cervello attivata ed evidenziata dallo scanner corrispondeva esattamente alle attese dei medici.
Lo studio potrebbe dimostrare che la condizione dei pazienti in stato vegetativo è quindi di terribile impotenza, proprio per l'impossibilità di trasmettere con chiarezza una potenziale coscienza di base del proprio stato e delle proprie idee.
L'essere intrappolati all'interno del corpo, se dimostrato clinicamente come una possibilità non remota, potrebbe quindi dare peso sia ai sostenitori dell'eutanasia che agli oppositori.
La questione etica della scelta di interrompere le funzioni vitali vedrebbe coinvolto in una forma complessa il paziente stesso, che sembrerebbe poter "chiedere" in prima persona di non essere più sottoposto a cure di nessun tipo.
D'altra parte la perdita delle citate funzioni neurologiche e cerebrali più avanzate sembra rendere difficile poter parlare per il paziente di una vera e propria coscienza di sé e del proprio stato.
Un problema quindi ancora lontano da una possibile soluzione, e tanto più tragico quanto più le nuove, necessarie, conoscenze scientifiche non riescono davvero a smuovere i due gruppi di pensiero dalle proprie posizioni etiche.
| Autore: Stefano Aicardi |
20/03/2010 - 16.33.00 |
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| FOTO: Risposte dai pazienti in stato vegetativo: coscienza o istinto? |
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