"AH CHE BELL'O CAFFÈ": PRESERVA DALLA GOTTA
La scoperta: esiste una relazione tra la bevanda nera e lo sviluppo della patologia
Per gli antichi era una malattia “da ricchi”, dal momento che si addita come sua causa primaria una dieta a elevato contenuto proteo-lipidico, frutto di condimenti elaborati e succulente carni che gli strati più poveri della popolazione potevano sognare di servire a tavola soltanto nelle principali occasioni di festa.
Facile intuire quanto la gotta – patologia del metabolismo che traduce un alto tasso ematico di acido urico in un accumulo dell'acido stesso nelle articolazioni e in vari distretti dell'organismo – si sia guadagnata una fetta sempre più larga di “vittime”, di pari passo con l'avanzare nelle cucine occidentali di un regime alimentare abbondante, a base di carne, soprattutto, e pesce.
Trattandosi di un disturbo infiammatorio, può determinare episodi artritici anche piuttosto dolorosi, e colpisce di preferenza il sesso maschile. Oggi, gli studiosi della malattia hanno però una 'buona notizia' per tutti coloro che ne soffrono e che, al tempo stesso, non possono fare a meno del caffè.È risaputo che la salute passa anzitutto attraverso ciò che mangiamo, ma fino ad ora l'espresso ha contato più detrattori che sostenitori. Per quanto riguarda la gotta, tuttavia, sembra esista una correlazione inversamente proporzionale tra il consumo della bevanda nera per antonomasia e lo sviluppo della patologia.
Una ricerca in proposito è stata di recente pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition. L’indagine ha coinvolto quasi 46.000 uomini di età compresa tra i 40 e i 75 anni, i quali hanno compilato un questionario alimentare per stabilire la quantità di caffè, sia normale che decaffeinato, di tè e infine di caffeina, assumibile anche attraverso alcune bibite, come la coca cola, e la cioccolata.
Un percorso di follow-up durato ben 12 anni, durante i quali sono stati diagnosticati 757 casi di gotta, evidenziando una maggiore incidenza tra coloro che non bevono il caffè. In particolare, chi nel corso di una giornata dà fondo da 1 a 6 tazzine, beneficia di una riduzione del rischio di sviluppare gotta compresa tra il 3% fino al 59%. Ugualmente accade per la versione decaffeinata, mentre tè e caffeina non sembrano esercitare particolari effetti "positivi".
Il motivo, secondo i ricercatori, è da rintracciare in alcune componenti del caffè stesso, come l'acido clorogenico, che è un ottimo antiossidante.