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INTERVISTE

IL TRAPIANTO SECONDO FRANCO VALENZA

Introdotta una nuova tecnica che amplia il numero di organi utilizzabili allo scopo

Ieri, il dottor Franco Valenza, ricercatore universitario presso il dipartimento di 'Anestesia e rianimazione' del Policlinico di Milano, grazie ad una nuova tecnica che ha messo "a punto" e importato in Italia, dal Canada, ha salvato la vita ad un ragazzo di 24 anni, trapiantandogli un organo che altri medici avevano dovuto rifiutare perchè fisiologicamente compromesso (leggi qui la news).

Noi di MilanoSanità lo abbiamo intervistato per farci spiegare tutti i dettagli dell'intervento.

Dottor Valenza, intanto ci presenta il caso?
"Il paziente è un giovane ragazzo di 24 anni, affetto da fibrosi cistica e quindi in lista d’attesa per il trapianto dei polmoni. Ma circa 15 giorni fa ha avuto un grave peggioramento, tanto che è stato ricoverato d’urgenza in terapia intensiva. Purtroppo non riusciva a respirare da solo e quindi abbiamo dovuto attaccarlo ad una macchina di ossigenazione extracorporea. A quel punto, vista la gravità della situazione, il paziente era il 2° nella lista nazionale per le urgenze, ma comunque l’organo non arrivava e la macchina cominciava a diventare insufficiente. Sono poi diventati disponibili dei polmoni che però erano fortemente deteriorati, tanto che l’Istituto presso cui era in cura il 1° della lista nazionale non li ha accettati e quindi sono arrivati a noi".

In che senso i polmoni erano deteriorati?
"I polmoni che hanno meno di 300 millilitri di mercurio non vengo trapiantati, perché risultano in cattive condizioni e questi avevano soltanto 17 millilitri di mercurio".

Come siete riusciti a riqualificarli?
"Li abbiamo rianimati su banco e siccome erano molto carichi di acqua abbiamo dovuto praticamente strizzarli come fossero una spugna, poi abbiamo fatto passare del liquido al loro interno e li abbiamo ricondizionati, facendogli quindi riprendere la normale attivita che compioni durante la respirazione. Alla fine di questo trattamento avevano 500 millilitri di mercurio e quindi abbiamo potuto installarli nel corpo del ragazzo".

Ora come sta il paziente?
"Lui ora sta bene, respira da solo!"

Come giudica l’operazione che avete svolto?
"Un successo indiscutibile oltre ogni nostra aspettativa, innanzitutto perché il paziente era davvero in una situazione critica ed ora sta bena, poi perché è il 1° trapianto di questo tipo in Italia ed è un’eccezionalità anche a livello internazionale: per il momento questo tipo di metodo è sempre stato applicato soltanto a organi marginali e su pazienti non in condizioni così gravi".

Com’è nato questo metodo?
"È stato proposto da un medico svedese ed ora è stato sviluppato in Belgio e in Canada".

E Lei come ci si è avvicinato?
"Da sempre nutro molto interesse per lo studio dell’insufficienza respiratoria e un progetto mi ha portato a Toronto, dove poi sono entrato in contatto con questa nuova tecnica e sono rimasto per un po' li a studiarla. Successivamente sono rientrato a Milano e il Policlinico ha voluto finanziarmi un periodo di ricerca sperimentale su animali, al termine del quale abbiamo messo a punto una squadra di tecnici altamente specializzati, che ora ci ha permesso di realizzare questo trapianto anche in condizioni così critiche".

Qual è la situazione dei trapianti attualmente in Italia?
"Delle circa 350 persone che ogni anno necessitano di un trapianto, soltanto poco meno di 100 ottengo l’organo di cui necessitano, con un conseguente alto tasso di mortalità fra le persone in lista d’attesa. Anche perché, ad oggi, di un donatore multiorgano se ne riesce ad usare solo tra il 10 e il 15%".

E le sue speranze ora che è stata introdotta questa nuova tecnica?
"Se l’efficacia di questa tecnica venisse confermata, aumenterebbero esponenzialmente il numero degli organi che si possono trapiantare e quindi si accorcerebbero le liste d’attesa e l’intera situazione migliorerebbe di molto".

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Autore: Fabrizio Capecelatro
18/03/2011 - 17.32.00
 
Il trapianto secondo Franco Valenza
FOTO: Il trapianto secondo Franco Valenza
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