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INTERVISTE

BY-PASS CARDIACO, COS'Č E QUANTO DURA

Coronarie ostruite, in arrivo le arterie artificiali

Sono sempre più numerosi i milanesi che necessitano di un intervento di by-pass cardiaco, che consente di contrastare le malattie coronariche - e quindi prevenire gli infarti - superando un condotto vascolare totalmente o parzialmente ostruito.

Ma qual è la prognosi per un paziente che si è sottoposto a questo tipo di intervento? E, soprattutto, i by-pass durano ‘in eterno’ o dopo un certo periodo vanno sostituiti?

Abbiamo chiesto delucidazioni al prof. Alessandro Castiglioni, dirigente della divisione di cardiochirurgia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, nosocomio in cui, ogni anno, si effettuano circa 500 interventi di by-pass cardiaco.

“Il by pass cardiaco” – spiega il Prof. Castiglioni“viene eseguito quando un paziente presenta una stenosi di una o più coronarie che portano il sangue ossigenato al cuore”.

Quando, cioè, una coronaria è ostruita, è necessario passare oltre l’ostruzione, e lo si può fare, appunto, per mezzo di un by-pass.

“Se le coronarie” – prosegue il Prof. Castiglioni – “vengono ostruite, magari a causa di colesterolo, fumo, familiarità, ipertensione, si formano placche all’interno del vaso, dette eterosclerotiche, che ostruiscono il fluire del sangue e causano così infarto miocardico”.

Quando la situazione, insomma, si fa pericolosa, si interviene in modo preventivo attraverso il by-pass cardiaco, che consiste in tubicini artificiali che fanno scorrere il sangue al di sotto della coronaria occlusa.

Il by-pass si "costruisce" prelevando un pezzo di vena safena dalla gamba, oppure un pezzo di arteria mammaria dal torace, ultimamente adoperata sempre più spesso.

Per effettuare l’intervento di by-pass esistono 2 tecniche, come spiega il Prof. Castiglioni: “La tecnica più recente, risalente al 1997-1998, è quella detta ‘a cuore pulsante’ per cui il cuore continua a battere durante l’operazione. L’intervento, meno rischioso per alcune tipologie di pazienti, garantisce risultati più precisi e si differenzia, invece, dal precedente intervento che impone l’arresto cardiaco e il collegamento del paziente a una macchina cuore-polmone per mezzo di alcune cannule”.

Ma quanto ’dura’ un by-pass? Tutto dipende dalla cura che il paziente ha per il proprio cuore.

“Un paziente che non fa sport e non segue una dieta adeguata” – prosegue l’esperto“dovrà sostituire il by-pass dopo qualche anno. Se invece pratica attività fisica e mangia in modo sano, il by-pass dura anche 20-30 anni”.

In genere, poi, un by-pass venoso è meno resistente e ‘dura’, senza compromettersi, circa 15 anni, mentre quello arterioso anche tutta la vita.

E’ possibile, quindi, sottoporsi nuovamente allo stesso tipo di intervento, anche se aumentano i rischi.

Il tasso di mortalità, a 30 giorni dalla prima operazione, è dello 0,4%. Sottoponendosi, invece, nuovamente all’operazione a distanza di anni, il rischio sale al 2-3%.

Per quanto riguarda, invece, la degenza in ospedale, se l’operazione non ha riscontrato complicanze, il paziente viene stubato dopo 2-3 ore dall’intervento, una volta ristabilizzati i parametri. Dopo 4-5 giorni in reparto, sotto stretta sorveglianza, il paziente può sottoporsi a una riabilitazione che dura una decina di giorni.

E’ di pochi giorni fa, invece, la notizia (pubblicata da La Repubblica) secondo la quale, entro il 2010, a Londra sarà utilizzata, in via sperimentale, un’arteria artificiale realizzata grazie alle nanotecnologie, flessibilissima e adoperata al posto di quelle di plastica o di quelle prelevate dal corpo del paziente, non sempre idonee.

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Autore: Elisa Di Battista
07/01/2010 - 14.41.00
 
By-pass cardiaco, cos'č e quanto dura
FOTO: By-pass cardiaco, cos'č e quanto dura
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