DIABETE: UN TEST DEL SANGUE PER PREVEDERLO
Da Londra un nuovo test per valutare i soggetti a rischio diabete con 10 anni di anticipo
Non hanno inventato la "palla di cristallo", ma gli effetti prodotti dalla scoperta fatta dai ricercatori del King’s College di Londra produce sono gli stessi: predire l'insorgenza del diabete di tipo 2 anche una decina di anni prima della sua insorgenza.
Il diabete di tipo 2, chiamato anche diabete 'dolce' a causa dell'alta concentrazione di zuccheri nelle urine, è presente in circa il 90% dei pazienti diabetici. È una patologia importante caratterizzata da un aumento della glicemia (concentrazione di zuccheri nel sangue) dovuta allo sviluppo di resistenza da parte delle cellule all'insulina, l'ormone “abbassa glucosio”.
Questa malattia provoca diverse complicazioni, quali infarto, ictus, malattie cardiovascolari, malesseri renali, cecità. La possibilità quindi di individuare le persone a rischio, anche molti anni prima dell'insorgenza del diabete, potrebbe prevenire anche lo sviluppo di altre patologie.
I ricercatori, coordinati da Manuel Mayr, hanno condotto uno studio ventennale, iniziato con la raccolta di campioni di sangue nel 1990 di 822 pazienti residenti a Bruneck, in provincia di Bolzano. Ad intervalli regolari hanno poi continuato a controllare il sangue dei soggetti studiati per valutare la concentrazione di alcune tra le più piccole molecole presenti nell'organismo, i MicroRna.
Gli studiosi hanno così potuto individuare 5 molecole la cui concentrazione risulta essere più bassa nei soggetti diabetici e in coloro che hanno sviluppato la malattia successivamente. Una molecola in particolare, il MicroRna 126 (Mir 126), è una fra i precursori più importanti della malattia. Questa molecola, infatti, contribuisce allo sviluppo di nuovi vasi sanguigni e alla loro “manutenzione”.
Il test sviluppato nell'università londinese per valutare il rischio di insorgenza del diabete dolce consiste in una semplice analisi del sangue in cui è valutata la concentrazione delle “micro-molecole”.
Nonostante sia ancora in fase sperimentale le reazioni degli esperti sono più che ottimistiche: “Individuare i soggetti a rischio e valutare rapidamente lo stato di salute dei vasi sanguigni, è importante per evidenziare problemi che normalmente passano inosservati fino a che i sintomi della malattia non compaiano, ed il primo sintomo potrebbe essere serio come l'infarto”, ha dichiarato Jeremy Pearson, direttore della 'Bristish Heart Foundation'.