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BUONA SALUTE  ›  MALATTIE

ARTRITE REUMATOIDE, UNA MALATTIA POCO CONOSCIUTA

In Italia colpite mezzo milione di persone. Tra i rischi, anche l'invaliditā

 

L’artrite reumatoide è una malattia cronica di cui si sente poco parlare e che molti ignorano. Tuttavia colpisce in Italia quasi mezzo milione di persone tra i 35 e i 50 anni. Abbiamo contattato la Dott.ssa Elena Baldissera, immunologo dell’Unità Operativa di Medicina Generale a indirizzo Immunologico Clinico presso l’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele per farci spiegare qualcosa in più su questa malattia.

Cos’è l’artite reumatoide?

"L’artrite reumatoide (AR), è una malattia infiammatoria cronica, che interessa principalmente le articolazioni ma che in realtà coinvolge l’intero organismo."

Quali sono le sue cause?

"Benché il meccanismo che porta allo sviluppo dell’artrite reumatoide sia molto indagato, le cause che lo innescano sono ancora poco chiare. La malattia è caratterizzata da un’artrite (infiammazione delle articolazioni) simmetrica ed erosiva. La malattia ha un decorso cronico con evoluzione imprevedibile, ma in molti casi porta a una progressiva distruzione delle articolazioni, a una riduzione della normale funzione articolare e, quindi, all’invalidità."

Quali articolazioni sono più colpite?

"Tipicamente le mani, i polsi e i piedi, ma con il tempo la malattia può interessare un po’ tutte le articolazioni. La sede iniziale dell’infiammazione è la membrana sinoviale, che riveste le articolazioni diartrodiali. Al suo interno si accumulano cellule infiammatorie, linfociti e citochine, che ne promuovono l’ispessimento. Si forma così il 'panno sinoviale', che invade l’articolazione, riducendo le possibilità di movimento, distrugge la cartilagine ed erode l’osso in modo irreversibile."

Quindi è un’infiammazione che va peggiorando col tempo…

"Sì, con il tempo tutti i tessuti dell’articolazione, cioè i tendini, la capsula articolare e i legamenti vengono coinvolti dall’infiammazione e danneggiati. È questo il meccanismo che sta alla base dello sviluppo delle deformazioni articolari caratteristiche della malattia e della conseguente invalidità."

La malattia si manifesta nel medesimo modo in tutti i pazienti?

"No. Le caratteristiche dell’AR possono variare da un paziente all’altro e anche in uno stesso paziente durante il decorso della malattia. L’artrite reumatoide può esordire in modo acuto, con un’infiammazione a carico di diverse articolazioni oppure, più di frequente, in maniera subdola, nell’arco di alcune settimane, con sintomi generalizzati e poco specifici, come febbre, malessere e stanchezza, dolori articolari a cui si aggiungono in poco tempo anche il gonfiore e la rigidità articolare."

Quali sono i rischi, se non si interviene prontamente?

"La patologia, in un elevato numero di casi, in assenza di trattamento evolve progressivamente verso la distruzione articolare e verso una notevole invalidità già nei primi anni di malattia. In una minoranza di pazienti si osservano anche manifestazioni extra-articolari, a carico di altri organi o apparati, quali una riduzione delle produzione delle lacrime, infiammazione della congiuntiva o della sclera oculari (episclerite, sclerite), noduli reumatoidi sottocutanei, interstiziopatia polmonare, e più raramente una vasculite. Infine l’artrite reumatoide, se non trattata, può ridurre l’aspettativa di vita."

Come si cura l’artrite reumatoide?

"Gli studi condotti hanno dimostrato che una terapia precoce con i farmaci antireumatici convenzionali DMRDs può ripristinare una normale aspettativa di vita, può rallentare l’evoluzione del danno articolare e quindi l’invalidità. Per questa ragione una diagnosi precoce è fondamentale per instaurare una terapia precoce."

Come si riconoscono i sintomi dell’AR?


"Attualmente non esiste un test specifico che permetta di fare diagnosi di artrite reumatoide e i criteri diagnostici in uso sono poco sensibili e specifici. La diagnosi è dunque essenzialmente clinica: è il medico esperto a dover valutare i segni e sintomi e a interpretarli sulla base dei risultati di alcuni esami di laboratorio e strumentali."

In quali casi gli esami devono allarmare un paziente?

"Le alterazioni più significative agli esami di laboratorio sono l’incremento di VES e proteina C reattiva, entrambi indici di infiammazione sistemica, la presenza di anemia, la positività degli anticorpi anti-nucleo (ANA) e la positività del fattore reumatoide, che all’esordio è presente, però, soltanto nella metà dei casi e, anche in seguito, non tutti i pazienti lo sviluppano."

Esistono esami davvero specifici?

"Un test più specifico, introdotto negli ultimi anni, è quello per la ricerca degli anticorpi anti-peptidi citrullinati, che possono essere presenti anche prima dell’esordio della malattia. Per valutare il danno articolare, che in molti casi è già presente all’esordio della malattia, molto utile sono l’ecografia articolare e la risonanza magnetica articolare, capaci di evidenziare l’infiammazione e le erosioni ossee e cartilaginee, fin dalle fasi iniziali."

Quali sintomi devono insospettire un paziente?

"Dolore, rigidità e gonfiore articolari che perdurano per alcune settimane dovrebbero sempre indurre ad approfondire subito la situazione con una visita dallo specialista reumatologo e con indagini specifiche."

Come si attua la terapia?

"L’approccio terapeutico alla malattia è molto cambiato negli ultimi 20 anni. In passato ci si accontentava di alleviare il dolore e migliorare la mobilità articolare, utilizzando nelle fasi iniziali della malattia principalmente farmaci sintomatici (corticosteroidi e antinfiammatori)."

Poi, invece?

"Con il tempo si è capito che è fondamentale che la terapia venga iniziata al più presto, utilizzando fin dall’inizio farmaci capaci di contrastare il danno articolare, cosiddetti DMARD (Disease Modifying Anti-Rheumatic Drug), per prevenire le deformazioni e quindi l’invalidità conseguente. Tra i DMARD quello maggiormente usato è il metotrexate, che è in grado di contrastare l’attività della malattia e rallentare il danno articolare. Il vero punto di svolta nel trattamento dell’artrite reumatoide è venuto, però, dall’introduzione dei farmaci biologici, anticorpi monoclonali o recettori che inibiscono selettivamente un bersaglio biologico, per esempio alcuni tipi di cellule o citochine, coinvolte nel mantenimento del processo infiammatorio articolare. Rispetto ai DMARDs tradizionali i biologici sono meglio tollerati, anche se possono avere anch’essi effetti collaterali, quali, per esempio, un aumentato rischio di infezioni. I biologici sono molto più rapidi nell’indurre un soddisfacente controllo dell’artrite e nell’arrestare l’evoluzione del danno erosivo articolare, nei casi in cui la terapia con DMARDs ha fallito. I farmaci biologici vengono utilizzati in genere in associazione ai DMARDs tradizionali, cosa che consente di raggiungere in un paziente su due la remissione della malattia."

Esistono oggi farmaci in grado di guarire l'artrite reumatoide?

"No, tuttavia sono disponibili un grande numero di farmaci antireumatici tradizionali e innovativi (biologici) che usati il più precocemente possibile, in combinazione o singolarmente, possono condurre a una effettiva remissione clinica della malattia."

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Autore: Elisa Di Battista
05/05/2010 - 14.21.00
 
Artrite reumatoide, una malattia poco conosciuta
FOTO: Artrite reumatoide, una malattia poco conosciuta
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